Un vestito fatto con ritagli di frutta e verdura

La tecnologia innovativa di Circular Systems promette di trasformare le fibre di rifiuti alimentari in tessuti indossabili

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Si dice che l'industria della moda sia la seconda industria più inquinante sulla Terra dopo il petrolio e il gas: richiede enormi quantità di risorse per fabbricare i tessuti e il processo di produzione è spesso dannoso per l'ambiente, visto che si appoggia sull'utilizzo di componenti chimici aggressivi.
Sempre più persone ne stanno diventando consapevoli e sempre più film, personaggi famosi, articoli e libri stanno raccontando le conseguenze di questo tipo di produzione e le alternative. Per questo si tratta di un momento storico in cui proporre moda sostenibile è produttivo, soprattutto se la nuova filiera si appoggia a una tecnologia innovativa che risolve più problemi contemporaneamente.

Questo è esattamente ciò che sta facendo Circular Systems che ha da poco ricevuto una sovvenzione di 350.000 Dollari sotto forma di un Global Change Award da parte della Fondazione H&M per il suo lavoro nella trasformazione delle fibre di rifiuti alimentari in tessuti utilizzabili.

Sfruttando la generosità delle fibre di rifiuti alimentari, il fondatore di Circular Systems, Isaac Nichelsen, afferma che 2,5 volte l'attuale domanda globale di fibre potrebbe essere soddisfatta.

Circular Systems comprende tre tecnologie. La prima è Agraloop Bio-Refinery ed è un sistema che lavora a livello di azienda agricola per convertire gli sprechi alimentari in risorse. La seconda tecnologia è Texloop, che converte gli scarti tessili e l'abbigliamento usato in nuove fibre. La terza tecnologia si chiama Orbital e offre una metodologia per miscelare le fibre di scarto delle colture alimentari con le fibre tessili di scarto, trasformandole in un nuovo prodotto di filato «resistente all'umidità».

Il fatto che Circular Systems abbia ricevuto una tale spinta finanziaria dimostra che è arrivato il momento di lavorare finalmente su questi argomenti, renderli quotidianità di tutti.
Speriamo.