Le alghe che manipolano la luce

Le diatomee potrebbero essere una risorsa per le tecnologie solari

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Probabilmente l'abbiamo studiata a scuola questa tipologia di alghe, le diatomee, che prolificano nelle acque marine, ma quello che sicuramente non ci è stato insegnato è che questi organismi monocellulari – che sono poco costosi e possono essere trovati in diversi tipi di acqua e anche nelle cortecce degli alberi – sono in grado di manipolare la luce. Recentemente, gli scienziati hanno deciso di sfruttare questa caratteristica delle alghe per inserirle nelle celle solari organiche e migliorare la loro efficienza energetica.

La domanda, infatti, è: le diatomee potrebbero essere la chiave per una migliorata tecnologia solare?

Per questo, è nato lo studio condotto dal gruppo di ricerca di Yale, Princeton, Lincoln e del Glenn Research Center della NASA, per riuscire ad utilizzare queste alghe nelle celle solari organiche, un'alternativa a basso costo delle tradizionali celle solari.

Solitamente le cellule solari organiche soffrono di un problema di progettazione: avendo bisogno di strati sottili peccano spesso di un'efficienza limitata. Le nanostrutture che catturano e diffondono la luce possono aiutare a superare questo problema, ma in genere sono troppo costose per la produzione su larga scala. Le diatomee, invece, sono economiche e abbondanti sulla terra, per questo sono così interessanti. Gli scienziati le hanno messe proprio nel livello attivo delle cellule solari e hanno visto gli stessi livelli di uscita elettrica anche quando tagliano la quantità di materiale necessario per il livello attivo.

Si pensa che si potranno ottenere risultati ancora migliori utilizzando specie diverse e adattandole alle dimensioni corrette.