L'uso degli antibiotici negli allevamenti industriali

Gli allevatori si dividono in quelli che forniscono antibiotici ai loro animali senza che ne abbiano bisogno e quelli che pensano sia una pratica sbagliata

C'è un grosso dibattito nelle aziende agricole industriali del mondo riguardo all'uso di antibiotici sugli animali. La rivista americana «New York Times» ha recentemente scritto un articolo in merito, visto che in molti allevamenti sia gli animali ammalati che quelli sani, ricevono una dose di antibiotico nel loro cibo, ogni giorno.

Infatti, racconta l'autore Danny Hakim, batteri resistenti agli antibiotici si presentano nel tacchino, nelle braciole di maiale e nella carne macinata degli Stati Uniti, nei negozi di polli della Gran Bretagna e negli allevamenti in Cina. Senza contare che residui di antibiotici si trovano nelle falde acquifere, nell'acqua potabile, nei corsi d'acqua e nel letame utilizzato come fertilizzante. Ma al di là dell'emergere di ceppi di malattie nuove e resistenti agli antibiotici, il timore è che questa pratica possa avere un impatto sul nostro organismo, creando caos nel microbioma intestinale.

Hakim racconta che una cosa come il 70-80% delle vendite di antibiotici americani finisce nel bestiame e noi non siamo assolutamente da meno, visto che, secondo le stime di Legambiente, in Italia ogni anno finiscono nel bestiame il 71% degli antibiotici venduti nel paese.

L'inchiesta, poi, racconta le considerazioni del dottor Martin J. Blaser che ha spiegato quanto siamo diventati dipendenti dagli antibiotici, senza pensare al costo biologico che questi ci fanno pagare, come la sparizione di alcuni microbi nel nostro intestino. Il dottore, che opera insieme a una squadra di esperti per studiare questi batteri spariti, dice che è proprio a causa della nostra sovraesposizione agli antibiotici anche quando non ne abbiamo bisogno che stiamo modificando la maniera in cui il nostro corpo funziona, innescando una serie di deficit – asma, diabete, calcoli renali, ecc.

È evidente che le restrizioni messe in atto dai vari paesi non sono sufficienti e che il sovraconsumo di carne da parte della popolazione porta all'aumento della domanda e quindi all'aumento degli allevamenti e delle dinamiche interne per produrre sempre di più.
Sono necessari dei cambiamenti, è evidente.

 

 

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