Stanno arrivando gli occhi bionici: ci renderanno dei sovrumani?

Ormai in fase di sviluppo, gli occhi bionici potrebbero alleviare i problemi di centinaia di migliaia di persone che soffrono di patologie legate alla vista

Secondo quanto dicono le stime della World Health Organisation, 285 milioni di persone in tutto il mondo hanno una disabilità visiva: un numero incredibile che spinge gli scienziati a lavorare a trattamenti e innovazioni tecnologiche che sono ormai da tempo in fase di sviluppo. Tra tutte le possibilità, però, ne spicca una: la panacea per restituire la vista ai ciechi è l'occhio bionico – ed è subito fantascienza.

Un occhio bionico – o sistema di protesi retinica – opera per colmare il divario che c'è tra la luce che entra nell'occhio e il nervo ottico (che è l'organo che comunica le immagini al cervello in modo che possiamo discernere ciò che vediamo).

Finora, l' unico dispositivo che la Food & Drug Administration ha approvato è l'Argus II, della società Second Sight, che funziona utilizzando una fotocamera integrata ad un paio di occhiali, e un impianto sulla superficie dell'occhio che attinge al nervo ottico – attualmente, gli utilizzatori di Argus II sono in grado di percepire solo ombre e contorni delle figure.

Un altro centro di sviluppo è a Melbourne, dove gli occhi bionici con elettrodi di diamante permettono di percepire le espressioni facciali e di leggere scritte molto grandi – gli scienziati che lavorano a questa tecnologia si stanno organizzando per la sperimentazione clinica.

Anche se queste tecnologie per ora non sono in grado di restituire la vista a un livello perfetto e sono ben lungi dal creare occhi bionici ideali, è chiaro che il loro sviluppo ci porterà lì e, a quel punto, cosa succederà? Diventeremo una specie di cyborg?

Al di là del fatto che permetteranno la guarigione dalla cecità, gli occhi bionici ci faranno diventare sovrumani? Potremo vedere il calore, identificare i tipi di gas a vista, sincronizzare i nostri occhi alla rete e guardare attraverso i muri?

Possono passare diversi decenni prima che queste domande diventino reali, ma gli scienziati se le stanno facendo e anche noi.

 

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